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I beni comuni si riprogettano a Sud

Dalle colline sopra Salerno, in un piccolo paese di circa 1000 abitanti, è possibile avere uno sguardo sul futuro partendo dal Mediterraneo.
È quanto hanno fatto Alex Giordano e tutta la squadra di Rural Hub con il Commons Camp. Dodici giorni, 110 persone da tutto il mondo con un obiettivo: riprogettare la società dei beni comuni.

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A Calvanico, in un agriturismo in disuso, una rete di giovani professionisti, visionari, hacker, da tempo stanno immaginando nuovi modelli economici per dare risposte ai problemi emergenti della società. Con un’ottica mediterranea, di comunità locali impegnate a tutelare le piccole eccellenze, le specificità di ogni luogo, si studia lo sviluppo di imprese a carattere rurale.

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Il sud ha un ruolo determinante in questa rete guidata dalla convinzione che la cultura di un territorio, il clima, le bellezze tipiche, possano avere un’influenza positiva nella progettazione del futuro.
“La chiave sta nel riguardare i luoghi, nel duplice senso di aver riguardo per loro e di tornare a guardarli.” si legge nel sito. È una citazione di Franco Cassano, sociologo che nel suo “Pensiero meridiano”  rivendica per il Sud il ruolo di “soggetto di pensiero”, ovvero il diritto dei Sud del mondo ad emanciparsi ed essere fulcro di un modello economico alternativo. Vale anche e soprattutto per l’Italia, naturalmente.
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Nei dodici giorni di camp è stata elaborata una matrice di processo, i 10 passi dell’innovatore sociale (acquisire consapevolezza del contesto; mappare gli attori; individuare le opportunità; analizzare lo stato dell’arte delle opportunità selezionate; caratterizzare gli utenti; rappresentare relazioni ed equilibri fra gli attori; schematizzare il processo di creazione del valore; valutare la sostenibilità economica; stimare gli impatti attesi; investigare la fattibilità del progetto; testare l’esperienza utente) che sono serviti ai tre gruppi per definire il loro progetto.

Il gruppo “spazi collaborativi” ha analizzato lo sviluppo di coworking e il loro impatto di efficienza in termini di rigenerazione del territorio.

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Il passaggio da “turismo convenzionale” a “turismo collaborativo” è stato l’oggetto dello studio del gruppo “turismo sostenibile”, che ha individuato nuove opportunità per professionisti del settore e benefici per chi usufruisce di servizi di comunità.

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Infine in “agricoltura comunitariamente” si sono ridefinite le relazioni di rete tra i soggetti di agricoltura sostenibile e identificato possibili strumenti possono avere le Pa e le amministrazioni locali per mettere in relazione le esperienze di comunità.

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A Calvanico è andata in scena quella che De Biase chiama “la misura umana del cambiamento”, uno spazio di riflessione per comprendere la differenza tra il “Transactional design”, dove la logica della Silicon Valley viene adattata agli strumenti moderni, si ricerca crescita esponenziale fino al traguardo di capitalizzazione di 1 miliardo di dollari, e la “Transformational sharing economy” intesa come relazione simmetrica tra chi offre e chi domanda, in cui le persone fanno parte dello stesso insieme con il vincolo della sostenibilità economica.

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Una sfida mastodontica che investe prima di tutti l’amministrazione pubblica e la politica nell’attrezzarsi a sfide culturali che dovranno rompere schemi e politiche che oggi mostrano tutti i loro limiti. Pensare “a lungo termine, magari condotto da un senso di cittadinanza attiva, di sincera generosità civica, alimentato da una forte progettualità orientata a migliorare il mondo, a renderlo meno ingiusto e più libero”.
Una partita dalla quale il Sud non potrà sottrarsi, e nella quale dovrà, invece, portare le sua visione economica e culturale, forte di comunità locali ancora troppo inesplorate.