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Essere rivoluzionari oggi

“Abbiamo bisogno di contadini,

di poeti, gente che sa fare il pane,

che ama gli alberi e riconosce il vento.

Più che l’anno della crescita,

ci vorrebbe l’anno dell’attenzione.

Attenzione a chi cade, al sole che nasce

e che muore, ai ragazzi che crescono,

attenzione anche a un semplice lampione,

a un muro scrostato.

Oggi essere rivoluzionari significa togliere

più che aggiungere, rallentare più che accelerare,

significa dare valore al silenzio, alla luce,

alla fragilità, alla dolcezza.”

Franco Arminio, «Cedi la strada agli alberi»

Ieri sera, nella splendida cornice di Matera, risuonavano le parole di questo poeta, paesologo, camminatore.

Risuonavano davanti a trenta ragazzi, alcuni di essi – forse – i rivoluzionari del futuro.

Risuonavano mentre mi giungevano echi, da quasi mille chilometri di distanza, di parole e discussioni che nulla hanno di rivoluzionario ma sono il preludio del nostro disastro incombente.

Ho pensato che ha ragione Arminio, che abbiamo bisogno di tornare nei luoghi con l’anima ma, soprattutto, bisogna essere rivoluzionari nel senso delle sue parole.